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LA TIMIDEZZA

TIMIDEZZA

La timidezza
Una qualità da riscoprire

Il disagio emotivo dovuto alla paura di non essere all’altezza di una situazione, così come la soggezione nei confronti dell’interlocutore, sono espressioni tipiche della timidezza, un sentimento insito nella natura umana e che, come tale, andrebbe accettato. In realtà, però, in un epoca “rampante” come quella in cui viviamo, è radicata la convinzione che per vincere è necessario apparire vincenti e la timidezza viene vissuta come un handicap da combattere ad ogni costo.
Peccato che a violentare la natura ci si rimette sempre. Molto meglio accettare di essere timidi, esattamente come non ci si oppone ad altre caratteristiche della propria personalità. Di più: imparando a convivere pacificamente con l propria timidezza ci si accorgerà in breve tempo che è possibile sfruttarla a proprio favore, utilizzandola come un arma di seduzione a cui solo pochi sanno resistere. Il segreto è imparare a difendersi da essa.
Vale quindi la pena conoscerla meglio, scoprire le diverse forse in cui si esprime o cerca di nascondersi, verificare come sia diffusa anche fra gli insospettabili. Per capire una volta per tutte quanto sia controproducente soffocare questo gentile aspetto del temperamento umano.

Cinque diverse categorie

Gli insospettabili
Sono le persone che riescono grazie a uno sforzo psicologico talora improbo, a nascondere qualunque disagio sotto una scorza di massima impassibilità. In genere sono ben inseriti nel loro ambiente, raggiungono ottime posizioni nel lavoro, ma devono affannarsi per tutta la vita allo scopo di mantenere il prestigio acquisito.
Quando agiscono nell’ambito delle loro specifiche competenze (per esempio, sul luogo di lavoro) non dimostrano mai il minimo cedimento. Una domanda diretta molto personale, o un’allusione alla parte più intima del loro temperamento può però bastare a metterli in difficoltà o comunque a renderli insolitamente impacciati.

Timidezza 2

Gli “imbranati”
Gli imbranati sono i timidi per eccellenza, capaci di suscitare tenerezza, rabbia imbarazzo, curiosità a seconda della sensibilità di chi ha a che fare con loro. Non sopportano di sentirsi al centro dell’attenzione, arrossiscono per un nonnulla, non riescano a far valere il proprio punto di vista e si comportano sempre in modo maldestro.
Per scoprire se si ha di fronte un imbranato non è necessario tendere tranelli. Chi appartiene a questa categoria non riesce mai a nascondere la propria timidezza, che costituisce la nota ponderante del suo temperamento.

Gli “evitanti”
Sono solitari e scontrosi non cercano mai di fare amicizie nuove e soprattutto quando vengono trascinati in una conversazione non esprimono mai giudizi personali ma si limitano a pronunciare frasi banali per svincolarsi della situazione il più presto possibile.
Hanno l’abitudine di giustificare la loro mancanza di entusiasmo e di partecipazione disprezzando sistematicamente quanto viene loro proposto. Un evitante dirà sempre: “quanto mi prospetti non mi piace”, ma in realtà dovrebbe dire: “quanto mi prospetti mi mette in gioco e quindi mi fa paura”.

I fobici
I fobici sono coloro nei quali la timidezza scatena una paura incontrollabile di affrontare situazioni nuove, di stare in mezzo agli altri, di confrontare le proprie idee, di essere giudicati. Si tratta di persone che arrivano a rivolgersi allo psichiatra per risolvere questa esasperazione della timidezza, invalidante al punto da condannarli alla solitudine e da costringerli a fuggire a qualsiasi rapporto sociale.
I fobici sono spesso inclini alla depressione, oppure vanno soggetti a significanti sbalzi d’umore. Talora cercano sostegno e rifugio nell’alcol che, obnubilando lo spirito, rende più facile sopportare l’isolamento a cui si costringono.
Di solito chiedono aiuto intorno ai 30 anni non tanto per il problema in sé quanto per le complicazioni accennate sopra: il calo del tono dell’umore, l’abuso di alcol.

I “presi alle spalle”
Appartengono a questa categoria le persone nelle quali la timidezza o meglio, la continua e faticosa lotta per cancellare questo aspetto della propria personalità ha raggiunto connotazioni così gravi da determinare la comparsa dei temibili e invalidanti attacchi di panico. Si tratta di un fenomeno che compare all’improvviso, dando luogo a stato d’ansia incontrollabile, presagio di morte incombente, sudorazione fredda, paura immotivata, tremori vampate di calore. Chi ne soffre vive nel terrore che li attacchi si manifestino.
Fanno parte di questa categoria perfino le persone rampanti, vincenti, di successo. A un certo punto possono iniziare a disertare le riunioni, a diradare i loro appuntamenti di lavoro, a evitare i viaggi all’estero e ad apparire in pubblico sempre accompagnati dal coniuge o da un amico intimo.
I “presi alle spalle” rappresentano l’ultimo anello nell’evoluzione della timidezza. La persona che si riconosce in questa categoria difficilmente riesce a risolvere i suoi problemi senza l’aiuto di uno specialista. Stratagemmi, suggerimenti, consigli non bastano: occorre una cura psicologica seria.
Gli errori di chi vuole cambiare la propria natura.

 

Lo spreco di energie
La perenne lotta contro la timidezza nasce dall’idea che essa sia una caratteristica vergognosa, un segno inaccettabile di debolezza, un emarginante marchio di mediocrità. Chi la pensa così, anziché valorizzare i lati della propria personalità ritenuti positivi, si sente in dovere di sacrificare la vita e una grande quantità di energie per combattere quell’unico aspetto erroneamente giudicato negativo. In pratica il ragionamento del timido è: fino a quando non riuscirò a vincere questa debolezza non potrò farmi spazio nel mondo.

La svalutazione di sé
La timidezza spesso indice a svalutare quanto di bello è stato realizzato. Poiché ricevere una lode o un apprezzamento significa attirare l’attenzione e poiché i timidi non vogliono che questo accada, in genere tendono a deprezzarsi o a minimizzare i loro risultati.

La rinuncia alle occasioni
I timidi a oltranza sono portati a rinunciare a tutto pur di non correre il rischio di andare incontro a critiche o comunque di far brutta figura. Il terrore di fallire, figlio primogenito della timidezza impone di valutare ed evidenziare solo gli aspetti negativi di se stessi in rapporto a qualsiasi cosa nuova nonché di ignorare quelli positivi, creandosi così un alibi per l’immancabile fuga.

Il perfezionismo maniacale
Chi non accetta la propria timidezza è spesso un grande perfezionista. Si può sentire infatti in dovere di dimostrarsi affidabile in ogni occasione e quindi può tende a dare il massimo, anche quando non ne varrebbe la pena. Il desiderio di mostrarsi sempre all’altezza della situazione costituisce per molti timidi una vera e propria condanna che toglie loro serenità e il piacere di lavorare.

Timido è bello
1- la timidezza non è da cancellare, ne da escludere dagli aspetti della propria personalità, perché vi appartiene per diritto naturale.
2- Qualsiasi atteggiamento o segnale di timidezza suscita spesso negli altri un’immediata simpatia, talora affascina e quasi sempre ha il potere di attenuare l’eventuale aggressività dell’interlocutore.
3- Chi ha il coraggio di ammettere di essere timido trasmette la sensazione di essere anche padrone di se stesso.
4- Una persona che sa sorridere quando arrossisce e che si dimostra autoironica nei confronti di questa presunta debolezza è destinata ad arrossire sempre meno e a raccogliere sempre più consensi.
5- Le persone che passano la vita a cercare di occultare in qualche modo la propria timidezza anziché costruirsi quell’immagine vincente a cui aspirano, spesso riescono solo a risultare antipatici a tutti ed in più corrono il rischio di dovere fare iconti con problemi psicologici anche piuttosto seri.

 

Posted Martina